Missione
Il tentativo durato 70 anni di costruire macchine in grado di pensare, parlare e lavorare accanto a noi mi ha avvicinato alla tecnologia fin dall’inizio. Oggi, il mio obiettivo è assicurare che l’AI sia a beneficio degli esseri umani, e non viceversa.
Biografia
Sono sempre stato interessato alle interazioni uomo-computer e a come possiamo sfruttare la tecnologia e l’informazione per il bene di tutti.
Ho iniziato a scrivere software quando avevo quattordici anni e non ho mai smesso. Nel frattempo, ho studiato filosofia, concentrandomi principalmente su logica, linguaggio e AI simbolica.
Dopo una carriera ventennale come CTO e Capo Sviluppo nei settori tecnologico e sanitario, mi sono unito a Thoughtworks nel 2017, dove ho aiutato e consigliato aziende in tutta Europa a comprendere i loro software legacy ed estrarre valore dai loro dati.
Parallelamente, collaboro con la Scuola di Design del Politecnico di Milano dal 2019. Negli ultimi cinque anni, sono stato docente a contratto nel programma internazionale di master in PSSD (product-system-service design) della Scuola di Design, investigando l’intersezione tra tecnologia, AI e Design. Nel 2022, sono stato nominato membro del consiglio consultivo della Scuola di Design e, nel 2024, mi sono unito all’Osservatorio sull’Intelligenza Artificiale come esperto esterno.
Questionario
Dove vuoi promuovere il cambiamento e perché?
L’AI ci offre ora l’opportunità di ripensare completamente il modo in cui modelliamo le interazioni tra umani e macchine: è il momento di uscire dalla nostra zona di comfort e iniziare nuovamente a sperimentare!
Chi o cosa ti ha influenzato nella tua carriera professionale?
Il saggio del 1945 di V. Bush “As we may think”. Il documento del 1940 di A. Turing “Computing Machinery and Intelligence”. Il libro del 1981 di T. Nelson “Literary Machines”. Il libro del 1972 di G. Bateson “Steps to an Ecology of Mind”.
Tutti abbiamo quei momenti o situazioni significativi (successo o fallimento); quale è stato il tuo e cosa hai imparato da esso?
Il proverbio giapponese antico “Nana korobi ya oki” (Cadi sette volte, rialzati otto) ha avuto una profonda influenza sia sulla mia vita che sulla mia carriera professionale. Non importa quanto sia forte la pressione, non importa quanto sia grave il fallimento, c’è sempre un modo per rialzarsi. O, come ci piace scherzare nell’industria del software, “Non è un bug, è una feature!”